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Come la Motivazione influenza l’Apprendimento

Ecco il secondo dei tre articoli che formeranno una piccola guida relativa alla motivazione scolastica; il primo lo trovate qui: Motivazione Scolastica. In questo articolo spiego come la motivazione e altre componenti strettamente legate ad essa, possono influenzare l’apprendimento scolastico.

Probabilmente per molti sarà ovvio che gli studenti con un’elevata motivazione a studiare stanno più attenti durante la spiegazione in classe, partecipano nel corso della discussione con i docenti e gli altri compagni, dedicano più tempo allo studio pomeridiano, ricercano informazioni inerenti alla materia da studiare aiutandosi con enciclopedie, internet, amici, genitori, persistono quando devono affrontare un argomento difficile e impegnativo, vivono gli insuccessi come occasioni per rinnovare il proprio impegno, ecc., in breve, si comportano come quando ognuno di noi si dedica a un’attività ritenuta importante e piacevole allo stesso tempo. Viceversa si comportano, generalmente, gli studenti che hanno poca voglia di studiare.

Meno conosciute sono, forse, altre importanti componenti, strettamente legate alla motivazione scolastica che possono incidere sui comportamenti finalizzati all’apprendimento; mi riferisco alle credenze circa la propria intelligenza, al senso di autoefficacia personale, alle attribuzioni e agli obiettivi di studio (un ulteriore importante componente è l’interesse, che, per ampiezza dell’argomento, tratterò successivamente in un altro articolo).

Le teorie dell’intelligenza si riferiscono alle credenze che abbiamo circa le nostre capacità intellettive. Fondamentalmente le persone hanno due tipi di credenze circa la propria intelligenza: alcune persone la considerano come un’entità  statica, presente in un certo grado fin dalla nascita, che non può essere modificata. Secondo altre invece la propria intelligenza può essere incrementata attraverso l’apprendimento, similmente ai miglioramenti (ad esempio sportivi) che si ottengono attraverso l’allenamento fisico.

Con autoefficacia si intende il senso di competenza personale che ognuno di noi possiede rispetto a un certo compito o a una situazione che si deve affrontare. Gli studenti (rispetto agli impegni scolastici) possono avere un senso di autoefficacia elevato oppure basso.

La teoria attributiva (rispetto all’apprendimento scolastico) fa invece riferimento al fatto che gli studenti attribuiscono i loro successi e insuccessi a cause diverse. Uno studente può ad esempio spiegare (o meglio spiegarsi) che un suo successo o un insuccesso è stato determinato da cause interne a se stesso (impegno/abilità) o, al contrario, da fattori esterni a sé (fortuna/aiuto ricevuto), o ancora che sia stato dovuto a fattori legati al compito (facilità/dimestichezza).

Infine, gli obiettivi di studio, si distinguono in: padronanza, che rispecchiano la voglia dello studente di studiare per accrescere le proprie conoscenze e competenze al di là del voto/risultato (in altre parole il piacere di studiare); e in obiettivi di prestazione, ovvero studiare per ottenere un buon voto/l’approvazione di genitori, insegnanti, compagni, per dimostrare qualcosa o evitare una brutta figura.

In che modo queste componenti influenzano l’apprendimento?

Tutte quante, fondamentalmente, incidono sulla quantità e qualità di impegno che dedichiamo allo studio.

Facciamo un esempio: uno studente che pensa che la propria intelligenza può essere migliorata attraverso l’apprendimento, molto probabilmente si sentirà più sicuro di sé e si impegnerà in compiti un po’ più difficili rispetto alle sue capacità e quindi avrà maggiori possibilità di imparare cose nuove. Similmente se egli si sentirà competente si impegnerà anche nelle situazioni difficili e avrà alte aspettative di successo. Se attribuirà i propri successi e insuccessi scolastici principalmente al proprio impegno, capirà che è appunto l’impegno che consente di ottenere successi e di fronte agli insuccessi non si scoraggerà. Se il nostro studente si porrà obiettivi di padronanza, infine, studierà per diventare uno studente (e soprattutto una persona) migliore.

Psicologo dell'età evolutiva, perfezionato in psicopatologia dell'apprendimento scolastico.

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