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Motivazione Scolastica

Oggi inizio il primo di una serie di articoli che comporranno una piccola guida per comprendere meglio la motivazione scolastica, il modo in cui influenza l’apprendimento e i modi attraverso cui promuoverla e accrescerla.

La motivazione viene intesa generalmente come una spinta a fare, come la voglia che ci permette di impegnarci in qualche attività. La “spinta” è la componente energetica, l’attivazione di qualche comportamento che una persona attua al fine di raggiungere uno scopo ritenuto importante. Una seconda componente della motivazione, meno intuibile, è la “direzione”, il fatto cioè che il comportamento è orientato a uno scopo; la direzione viene mantenuta e corretta nel tempo, attraverso l’uso delle risorse di cui l’individuo dispone.

Ad esempio, uno studente potrebbe impegnarsi (attivarsi) nello studio per diversi motivi (scopi): fare una bella figura con gli insegnanti, i genitori, i compagni, oppure per evitare una brutta figura o, ancora, per apprendere una materia che veramente gli piace e per accrescere le proprie conoscenze e competenze.

Le risorse che uno studente possiede per affrontare efficacemente gli impegni scolastici non sono di tipo materiale, ma si riferiscono alle varie modalità (strategie di studio, monitoraggio e auto-osservazione delle strategie impiegate, del proprio impegno, regolazione delle emozioni) che lui o lei utilizzano per pianificare, organizzare e controllare il proprio comportamento diretto al raggiungimento di uno scopo (nel nostro caso al successo scolastico), ovvero ai modi per auto-regolarsi.

La motivazione, come è facilmente intuibile, non è unidimensionale, non è qualcosa che c’è o (peggio) non c’è, al contrario (come vedremo meglio nel prossimo articolo) è un costrutto complesso (e pertanto è difficile, ma pur sempre possibile, accrescerla). Essa può variare da persona a persona, da un’attività all’altra e nel tempo.

Agli studenti, pertanto, non basta solo attivarsi (ad esempio decidere di studiare una materia), essi devono anche porsi un obiettivo (ad esempio voler prendere un buon voto a un’interrogazione), valutare la propria capacità e preparazione, le risorse di cui dispongono per affrontare le difficoltà nello studio; devono essere capaci di gestire nel tempo il proprio apprendimento, modificando il contesto di studio, le strategie e i metodi utilizzati quando risultano inefficaci e, cosa importante, imporsi un notevole sforzo di volontà.

Psicologo dell'età evolutiva, perfezionato in psicopatologia dell'apprendimento scolastico.

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