Dislessia evolutiva - Psicologo Piove di Sacco

Dislessia Evolutiva

La Dislessia Evolutiva è uno specifico disturbo nell’automatizzazione funzionale dell’abilità di lettura (lettura di testi o parole ad alta voce). Questa mancata automatizzazione si può osservare sia in una eccessiva lentezza nella lettura, sia in un elevato numero di errori di lettura.

Attualmente è ampiamente riconosciuto che alla base della Dislessia Evolutiva vi sia un’alterazione neurobiologica, che trova presumibilmente la sua origine in un assetto genetico alterato. Permangono, invece, dubbi su quale sia l’eziologia del disturbo, ovvero quale sia la specifica funzione neuropsicologica compromessa, che determina una manifestazione così varia di difficoltà nello sviluppo dell’apprendimento della lettura.

E’ un bambino intelligente, di buone condizioni socioculturali, senza problemi emotivi rilevanti. Ha ricevuto un insegnamento adeguato, eppure presenta, fin dalla 1° classe della scuola primaria, una grande difficoltà nell’apprendimento della lettura, che permane anche dopo che siano stati attivati notevoli sforzi per aiutarlo.

Il bambino con dislessia evolutiva, a causa della lentezza e dei numerosi errori di lettura, ha maggiori difficoltà a comprendere ciò che legge e necessita di tempi di apprendimento più lunghi rispetto ai bambini senza dislessia e dell’impiego di maggiori energie. La conseguenza di questo è che spesso ha un rendimento scolastico non adeguato.

La diagnosi di Dislessia Evolutiva può essere posta dalla fine del 2° anno della scuola primaria, poiché questa età coincide con il completamento del ciclo dell’istruzione formale del codice scritto. Entro questa età, l’elevata variabilità inter-individuale, cioè la differenza tra bambini, nei tempi di acquisizione dell’abilità di lettura, non consente di avere la certezza che i risultati ottenuti siano un indice reale del disturbo della lettura (ovvero, una valutazione in prima o inizio seconda classe primaria potrebbe risultare falsata).

I criteri per la diagnosi riguardano la fluenza e l’accuratezza di lettura. Le difficoltà di comprensione del testo, invece, non vengono considerate come criterio per la diagnosi, ma sono mantenute come inquadramento funzionale più ampio della dislessia.

Al momento non sono disponibili dati sufficienti per affermare che esistano interventi in grado di ottenere una modifica della prognosi a lungo termine (remissione/guarigione dal disturbo) nei soggetti con DSA accertato. Sono tuttavia disponibili dati sufficienti per affermare che gli interventi su lettura, ortografia e calcolo determinano un miglioramento delle prestazioni del soggetto.

Gli interventi per il trattamento della dislessia sono diretti alla correttezza e all’automatizzazione della lettura. Consistono in esercizi strutturati per facilitare la lettura di parole isolate o inserite nel contesto (lettura di brani).

Inoltre, nel corso degli interventi viene insegnato ai bambini l’uso dei cosiddetti “strumenti compensativi”, ovvero di risorse per l’apprendimento scolastico basate sull’uso del computer, sintesi vocale, documenti digitali, mappe concettuali, schemi, ecc., utilizzati in alternativa o come integrazione, quotidiana e generalizzata, agli strumenti di studio tradizionali per compensare i disturbi di lettura e/o di scrittura.

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