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Dislessie

La dislessia è un deficit di origine neurobiologica – con base genetica – che si manifesta nel momento in cui i bambini iniziano l’apprendimento della lettura (quindi a circa sei anni), con una eccessiva lentezza e un elevato numero di errori nella lettura ad alta voce.

Il modo in cui la dislessia si manifesta può essere differente nei diversi bambini – ovvero esiste una variabilità interindividuale del disturbo. Perché?

Una prima risposta è rintracciabile nel modello di interpretazione del disturbo proposto da Bakker e conosciuto come Modello dell’Equilibrio. Esso interpreta l’apprendimento della lettura come il prodotto di un equilibrio dell’attività dell’emisfero cerebrale destro (analisi visuo-percettiva) e di quella del sinistro (anticipazione e integrazione su base linguistica); la dislessia sarebbe il risultato dell’alterazione di questo equilibrio e porterebbe a tre differenti manifestazioni del disturbo:

  1. Dislessia Percettiva: lettura lenta, ma corretta.
  2. Dislessia Linguistica: lettura veloce, ma molto scorretta.
  3. Dislessia Mista: lettura lenta e scorretta.

Secondo un altro modello (in cui però è stata indagata la dislessia acquisita negli adulti), la lettura può avvenire attraverso due vie:

  1. Fonologica: attaverso la conversione dei segni scritti nei loro corrispondenti suoni linguistici – es., cane (k) (a) (n) (e); la loro fusione (kane) e la loro pronuncia; è la modalità che utilizziamo quando incontriamo una parola nuova o straniera.
  2. Lessicale: attraverso il riconoscimento immediato della parola scritta e il recupero della sua pronuncia dal lessico mentale.

In base a tale interpretazione, in alcuni casi la dislessia sarebbe dovuta a una compromissione della via fonologica, in altri casi sarebbe compromessa la via lessicale e, in altri ancora, l’accesso al significato della parola. Tuttavia questo modello sembra spiegare meglio le differenze inter-individuali della dislessia dei bambini, a partire dalla scuola secondaria di primo grado, perché il disturbo sembra riguardare la via lessicale in età superiori ai 10 anni.

Per comprendere le differenze tra individui a età inferiori, è invece più idoneo riferirsi ai modelli evolutivi della lettura, come quello di Uta Frith, di cui ho trattato in un articolo precedente: Lo Sviluppo della lettura al quale rimando per estensione dell’argomento.

Inoltre, gli studenti con dislessia possono differire nella manifestazione del disturbo, a causa di eventuali altre condizioni associate (ad es., altri disturbi dell’apprendimento, adhd, altre condizioni psicopatologiche, ecc.); benché queste influenzino maggiormente la gravità del disturbo, l’efficacia del trattamento e l’adattamento dello studente in classe.

Psicologo dell'età evolutiva, perfezionato in psicopatologia dell'apprendimento scolastico.

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